.
Annunci online

  avocado [ NON AGITIAMOCI: TANTO NEI TEMPI LUNGHI SAREMO TUTTI MORTI. "...E quando una persona mite decide di fare la stronza, lo sa fare. Alla grande. Freddamente. Lucidamente. Con cattiveria. Senza sconti".www.unamanciata di more.splinder.com ]
 
 
         
 


Ultime cose
Il mio profilo


grandmere
ROSA
MARGHE
TIGLI
CARLO
ROMANA
VALENTINA
MAZZULLO
PIGIAMA A RIGHE
fort
LOTO
ENRICO
GIORS
OLTRE IL CANCRO
MARINA
ALTEZZA REALE
OLGHINA DI ROBILANT
WIDE
MAMIGA'
MIA
GIORGIA
CHIARA
EMILY
AGRI
CAUTY
STEFANO
GARBO
ZENA
DELPHINE
MURASAKI
NONNA
RENATA
BARBARA
CONGEDO
DISINFORMAZIONE
VIDEOMISTERI
GARDENIA
RICETTE REALI
CORRIERE
REPUBBLICA
STAMPA
VECCHILIBRI
GIORNALE
AMAZZONE
JUNG
ALLE
ROYALDUE
VEJA
LAURA
PUNTOVIOLA
CATERINA
L'ANCORA
IL RASOIO DI OCCAM
LOREDANA LIPPERINI
MARTA
SVEZIA
VARIA NOBILTA'
MAXIMA
ESTEL
VALLEBORMIDA
SPINOZA
SAVOIA
antonella landi
voghera
università pavia
Archiniere
elasti-girl
alessandria
il piccolo
provincia pavese
oltrepò
genslabo
mistero

cerca
letto 897618 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
 


22 aprile 2018

GATTI

Rousseau: "Vi piacciono i gatti?".
Boswell: "No".
Rousseau: "Ne ero sicuro. È un segno del carattere. In questo avete l'istinto umano del dispotismo. Agli uomini non piacciono i gatti perché il gatto è libero e non si adatterà mai a essere schiavo. Non fa nulla su vostro ordine, come fanno altri animali".
Boswell: "Nemmeno una gallina, obbedisce agli ordini".
Rousseau: "Vi obbedirebbe, se sapeste farvi capire da essa. Un gatto vi capisce benissimo, ma non vi obbedisce"
(Jean Jacques Rosseau)


Nessun testo alternativo automatico disponibile.




permalink | inviato da fiordistella il 22/4/2018 alle 18:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


17 aprile 2018

BOH!

Prostituzione: note su un dibattito che non trova sintesi


Già nell'Ottocento le femministe hanno iniziato a discutere, e a dividersi, sul tema della prostituzione. Da un lato chi, in nome dell'autodeterminazione delle donne, vuole regolamentare il fenomeno, dall'altro chi, ritenendo che dietro la prostituzione si celi sempre una qualche forma di sfruttamento, pensa a norme punitive. Un dibattito che, a partire dalla Merlin del 1958, si snoda anche attraverso varie proposte di legge.

di Maria Concetta Tringali

Se la prostituzione è fenomeno antico, tutt’altro che sopito è il dibattito attorno al tema, che spacca il paese e divide persino le femministe. L’Istat nel rendere noto, a ottobre scorso, il report dell’indagine condotta sul sommerso per gli anni 2012-2015, rileva che i servizi di prostituzione realizzano un valore aggiunto pari a 3,6 miliardi di euro - ossia poco meno del 25% dell’insieme delle attività illegali - e consumi per circa 4 miliardi di euro [1]. Il dato è confermato dall’Ufficio Studi della CGIA [2]. 
Il Codacons ci consegna un aumento dei clienti, che hanno raggiunto quota tre milioni, così come delle prostitute, passate da 70.000 a circa 90.000. Nemmeno la crisi economica ha intaccato il fatturato della prostituzione che risulta cresciuto del 25,8% (passando dai 2,86 miliardi di euro del 2007 ai 3,9 miliardi di euro annui del 2016) [3]. 

Si converrà che il fenomeno presenta molteplici piani di lettura. Intanto quello giuridico, dove la questione non sembra trovare pace. 
È del 7 marzo scorso la decisione con cui il Tribunale di Catania solleva questione di legittimità costituzionale della legge Merlin citando un precedente datato 6 febbraio. In quella occasione era stata la Terza Sezione penale della Corte di Appello di Bari a ritenere di dover sottoporre al vaglio della Consulta l’art. 3 di quella legge [4]. In premessa i giudici di Bari sono quasi portatori di un’urgenza di chiarezza: «Il fenomeno sociale della prostituzione professionale delle escort costituisce la novità che richiede un nuovo vaglio di costituzionalità della legge Merlin». Quello che bisogna comprendere in diritto è se sia reato reclutare e favorire la prostituzione, volontariamente e consapevolmente esercitata. All’origine di questa decisione sta la vicenda processuale che coinvolge Berlusconi, per via delle «cene eleganti» consumate tra il 2008 e il 2009 alle quali parteciparono una trentina di donne, contattate e accompagnate presso gli appartamenti dell’allora Presidente del Consiglio da quel Gianpaolo Tarantini considerato il re delle protesi sanitarie (già condannato dal giudice di prime cure a sette anni e dieci mesi, per reclutamento e favoreggiamento della prostituzione). 

La domanda di fondo è se la legge Merlin confligga o meno con la libertà di autodeterminazione sessuale. Va ricordato che in argomento c’è già una presa di posizione della Corte Costituzionale del 1987 che ritiene la sessualità «uno degli essenziali modi di espressione della persona umana» con la conseguenza che «il diritto di disporne liberamente è senza dubbio un diritto soggettivo assoluto» tutelato dall’articolo 2 [5].

E se i profili giuridici della questione sono tutt’altro che delineati e il confine del penalmente rilevante rimane così sfocato, spostando la riflessione sul piano del dibattito politico il risultato non cambia. In Italia la regolamentazione della prostituzione ha sollevato sin dalla sua istituzione vivo dissenso in molte personalità impegnate nella causa dell'emancipazione femminile. Si eccepiva che la dignità della donna rimanesse mortificata già a causa della sua registrazione come prostituta nelle liste della polizia. Allo stesso modo, non si accettava l’idea di consentire una prostituzione di Stato intesa quale male minore, teso a evitare abusi più gravi che sarebbero derivati da istinti altrimenti repressi. Anche la tutela della salute pubblica risultava, poi, argomento debole poiché spesso sconfessato dai fatti in quanto, se è vero che le donne venivano sottoposte a controlli periodici, non altrettanto accadeva con i clienti. Già Anna Maria Mozzoni, pioniera del femminismo, intorno al 1877 - in occasione del Congresso di Ginevra che aveva come obiettivo l’abolizione delle norme sulla prostituzione - riconosceva quale causa della “indegna schiavitù” l'inopportuna condizione lavorativa e sociale che relegava le donne in una posizione di subordinazione e di arretratezza. 

Modelli a confronto

L’Europa dei giorni nostri oscilla tra due modelli a confronto, quelli di Germania e Svezia.
La proposta di risoluzione del Parlamento europeo elaborata dalla Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, a firma della relatrice Mary Honeyball, e approvata nel gennaio 2014, definisce la prostituzione «una forma di violenza contro le donne e una violazione della dignità umana e della parità di genere» [6]. L’atto fa di più e invita gli Stati dell’UE ad adottare il “modello nordico”. E analizza la situazione della Svezia che ha modificato la sua legge in materia di prostituzione nel 1999, vietando al cliente l'acquisto di sesso. Conclude che il numero di persone che si prostituiscono risulta essere un decimo rispetto a quello della vicina Danimarca, paese nel quale acquistare sesso è invece legale. «Raccomandando di considerare colpevole l'acquirente, ossia l'uomo che compra servizi sessuali, anziché la prostituta, il presente testo costituisce un altro passo sul cammino che porta alla totale parità di genere nell'Unione europea» [7].

Sull’argine opposto c’è l’esperienza tedesca che in quindici anni si è sedimentata sulla legalizzazione e sulla depenalizzazione del favoreggiamento e che però dal 2003 ha fatto registrare un netto incremento - almeno del 30% - delle vittime di tratta. Case chiuse come aziende, dove le donne continuano ad essere schiave [8]. «Contrariamente alla Svezia, 15 anni fa, la Germania scelse di legalizzare la prostituzione senza alcuna regolamentazione finendo per creare l’inferno in terra». Così si è espressa Ingeborg Kraus, psicoterapeuta, alla Conferenza sul mercato del sesso organizzata da TALITA il 2 ottobre 2017 [9] «La Germania è diventata il bordello d’Europa – ha continuato l’attivista, esperta in psicologia clinica e psicologia del trauma - ma non sacrificando le sue donne. Oggi approssimativamente il 90% delle prostitute viene infatti dall’estero, principalmente dei paesi europei più poveri, come Bulgaria e Romania». Ma la questione di fondo è - e rimane - una questione di principio. «Quando pensiamo alla legalizzazione della prostituzione dobbiamo porre a noi stessi, innanzitutto, una domanda chiave: la vagina può essere usata come uno strumento di lavoro? Dal punto di vista medico non è possibile (…). Non è un gioco, Signori e Signore! Al World Congress of Women’s Mental Health, tenutosi a Dublino l’anno scorso, il messaggio era chiaro: lo sviluppo sano e sostenibile di una società dipende dalla salute mentale delle donne. E la salute mentale delle donne è direttamente connessa al rispetto dei loro diritti». 

Nel delineare questo quadro non si può prescindere dalle associazioni, schierate tra favorevoli e contrarie alla depenalizzazione. Chi chiede un approccio differente e che rispetti il punto di vista delle sex workers, dalle pagina del Fatto quotidiano, è il Comitato per i diritti civili delle prostitute, che distingue tra sex worker e vittima di tratta e sfruttamento sessuale [10]. Sono per il “no” soggetti storici del femminismo quale l’UDI (che nasce nel 1944-45), nonché comitati e associazioni femminili, tra i quali il Comitato per l’applicazione della legge n.75/58, costituitosi nel 2015. 

Da quelle realtà che operano sul territorio provengono fotografie ravvicinate del fenomeno. Ci sono le 150 vittime di tratta assistite nel 2016 in strutture e famiglie dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, che in un report dà conto di avere liberato più di 7.000 vittime dallo sfruttamento sessuale. I numeri della Comunità correggono peraltro al rialzo le stime ufficiali: in Italia sarebbero infatti fra le 75.000 e le 120.000 le ragazze vittime di prostituzione; il 65% in strada; il 37% minorenne. Quelle testimonianze e quei rilevamenti, confluiti nella Relazione finale della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere approvata nel mese di febbraio, sono confermati dai dati raccolti dal Servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) e rendono evidente la portata del fenomeno della tratta che determina l’arrivo in Europa di donne richiedenti asilo di prevalente nazionalità nigeriana, spesso minorenni [11]. 

Ma nel Belpaese, qual è la produzione normativa? 

In Parlamento, tra il 2013 e il 2017, Camera e Senato della Repubblica contano una quindicina di progetti di legge sull’argomento. 

Risale al marzo 2013 una proposta a firma Murer che si prefigge tra le prime una forma di regolamentazione che serva a inibire i conflitti sociali, poggiando sulla tecnica d’intervento della zonizzazione «da non confondere - si legge nel provvedimento - con i quartieri a luci rosse» [12]. E sì perché anche a livello locale il tema tiene banco. E città come Milano, Roma e Venezia hanno raccolto negli ultimi decenni diverse mozioni, sottoposte al vaglio dei rispettivi consigli comunali, tese alla destinazione di luoghi specifici dell’area urbana all’esercizio del sesso a pagamento. Molti tuttavia non ci stanno. Ma il Parlamento sembra possibilista. Su proposta di Monica Cirinnà si rintraccia il disegno di legge al Senato che, sempre nel 2013, sceglie due strategie parallele: «La decriminalizzazione dell’adescamento e del favoreggiamento da un lato, l’individuazione di regole minime che indichino dove si può e dove non si può esercitare dall’altro». La strada indicata sembra quella della mediazione dei conflitti [13]. Si arriva fino a prevedere la comunicazione di avvio dell’attività presso le Camere di Commercio, con il pagamento degli oboli conseguenti. 

A firma Calipari la proposta alla Camera, ancora del 2013, che si concentra su come «garantire il diritto di autodeterminazione sessuale dei cittadini e, contemporaneamente, il loro diritto alla tranquillità e alla libertà di movimento, senza tuttavia dimenticare di offrire alle donne, costrette a prostituirsi a causa di circostanze difficili della vita, la possibilità di cambiare vita» [14]. 

Porta il nome del senatore Razzi il disegno del marzo 2014 che intende disciplinare il fenomeno tramite «l’introduzione dell’attività di operatore di assistenza sessuale (OAS)» [15]. Del dicembre 2014, la proposta di legge Vargiu e altri mira al superamento della Merlin e, spingendosi fino alla previsione di tassare l’attività, prevede la destinazione del 70% del gettito fiscale ai comuni [16]. Sulla stessa linea, nel 2015, la proposta alla Camera a firma Turco e altri, che auspica l’intervento di operatori sociali e mediatori culturali nonché dei comuni, dei servizi di igiene e dei distretti socio-sanitari. Anche qui l’idea è comunque quella di individuare «aree dedicate» [17].

È datata 2015 e si deve al deputato Catalano, la proposta che si indirizza verso il superamento definitivo della legge n. 75 del 1958, sul presupposto della prostituzione “moderna” esercitata «in una nuova forma, estranea agli ordinari circuiti e autogestita tramite social network, annunci online e altri strumenti telematici». Il disegno di legge parla di sex worker [18]. 

Sul fronte opposto, frutto forse di un più recente e mutato dibattito parlamentare, è invece il disegno di legge a firma dei senatori Maturani più altri che nel marzo 2015 si fa promotore di un approccio duplice. C’è una rottura con le precedenti elaborazioni normative e si va verso l’individuazione «da un lato, di un complesso di misure penali dirette a colpire le forme di sfruttamento coatto, e, dall’altro, di interventi di carattere sociale volti ad aiutare le vittime della prostituzione» [19]. Nel giugno 2016, la deputata piddina Caterina Bini deposita, insieme ad altri, un progetto che mira alla introduzione di sanzioni per chi si avvale delle prestazioni sessuali. La relazione richiama espressamente il modello dei paesi nordici [20]. Sulla medesima linea d’intervento, al Senato, il disegno di legge della senatrice Puglisi dell’ottobre 2016 [21], come pure quello a firma Giovanardi, del novembre dello stesso anno [22]. Dei tre provvedimenti si rintraccia un precedente già nel luglio 2014, con la proposta di legge tra gli altri sottoscritta da Buttiglione e rivolta all’inserimento nel codice penale dell’articolo 602-quinquies concernente proprio il divieto di acquisto di servizi sessuali [23]. Analoga prospettiva, quella del disegno di legge nato dall’iniziativa del senatore Romano, datato maggio 2015 [24].

Il contributo più recente sul tema risale invece al settembre 2017, a nome della deputata Spadoni che si caratterizza intanto perché scaturito dalla piattaforma Rousseau e dunque dalla partecipazione attraverso votazioni online dei cittadini aderenti al Movimento 5 Stelle [25]. Qui la proposta torna a scivolare sul piano della coesistenza «di vittime che vanno tutelate e salvaguardate e al tempo stesso, di persone che vogliono svolgere un’attività professionale, autorizzata e riconosciuta ai sensi di legge. Far emergere la prostituzione regolandone l’accesso e l’attività».

Da ultimo, una nota a parte la merita forse la posizione assunta sull’argomento dalla neopresidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Siamo nel marzo 2014 e l’attuale seconda carica dello Stato è, con Alessandra Mussolini, fra i firmatari del disegno di legge n. 1379. Sul presupposto degli «insanabili vizi» della normativa che aveva abolito le case chiuse, Casellati innesta la necessità di uno schema nuovo che è tuttavia un ritorno al passato e, tra i modelli, sceglie il neoregolamentarismo. In esso la prostituzione viene «legalizzata attraverso la previsione di regole non discriminatorie, che consentono di controllare il fenomeno, restituendo dignità e diritti ai soggetti che si prostituiscono». Il disegno di legge di Casellati è chiaro su un punto: «La prostituzione diventa un’attività pienamente lecita. Chi si prostituisce è tenuto al pagamento delle tasse e degli oneri previdenziali e assistenziali. Il divieto generale di esercitare la prostituzione in case o altri luoghi chiusi viene sostituito dal divieto di esercitare la prostituzione in luoghi pubblici o aperti o esposti al pubblico. Il compito di stabilire le condizioni per l’esercizio della prostituzione al chiuso viene demandato nel rispetto di alcuni principi inderogabili fissati dalla legge ai singoli comuni. Ai medesimi enti spetta anche la tenuta del “Registro delle persone che esercitano la prostituzione”» [26]. 
Questa la sintesi di un dibattito ancora infuocato. Mentre sullo sfondo permane l’attacco – che rende ancora il senso della centralità di quel provvedimento – alla legge che porta il nome della senatrice socialista che pochi ricordano esser stata, da Costituente, l’unica voce a imporre una scrittura femminista dell’art. 3 della Costituzione che recita oggi come tutti i cittadini abbiano pari dignità sociale e siano eguali davanti alla legge «senza distinzione di sesso» [27]. 

NOTE

[1] https://www.istat.it/it/files/2017/10/Economia-non osservata_2017.pdf?title=Economia+non+osservata+-+11%2Fott%2F2017+-+Economia+non+osservata_2017.pdf
[2] http://www.cgiamestre.com/gli-italiani-spendono-19-mld-lanno-in-attivita-illegali/
[3] https://codacons.it/la-prostituzione-fattura-39-miliardi/
[4] http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1958-03-04&atto.codiceRedazionale=058U0075&elenco30giorni=false
[5] http://www.giurcost.org/decisioni/1987/0561s-87.html
[6] http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+REPORT+A7-2014-0071+0+DOC+XML+V0//IT#title6 
[7] http://www.linkiesta.it/it/article/2015/10/20/legalizzazione-della-prostituzione-le-ragioni-di-chi-dice-no/27852/
[8] https://ec.europa.eu/anti-trafficking/publications/does-legalized-prostitution-increase-human-trafficking_en
[9] http://www.trauma-and-prostitution.eu/en/2017/10/11/abolition-means-love/; http://www.resistenzafemminista.it/la-prostituzione-deve-essere-abolita/
[10] http://www.lucciole.org/component/option,com_frontpage/Itemid,1/; https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/20/le-sex-workers-non-vogliono-affatto-la-riapertura-delle-case-chiuse/4104460/
[11] http://www.udinazionale.org/blog-post-13.html; http://www.apg23.org/it/prostituzione/; http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=17&id=01066513&part=doc_dc-allegato_a&parse=no
[12] http://www.camera.it/leg17/126?idDocumento=381
[13] https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/299276.pdf
[14] http://www.camera.it/leg17/126?idDocumento=268
[15] https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/302162.pdf
[16] http://www.camera.it/leg17/126?idDocumento=2788 
[17] http://www.camera.it/leg17/995?sezione=documenti&tipoDoc=lavori_testo_pdl&idLegislatura=17&codice=17PDL0033171&back_to=http://www.camera.it/leg17/126?tab=2-e-leg=17-e-idDocumento=3180-e-sede=-e-tipo=
[18] http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0031830.pdf
[19] http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/FascicoloSchedeDDL/ebook/45433.pdf
[20] http://www.camera.it/leg17/126?idDocumento=3890
[21] http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/993386/index.html?stampa=si&spart=si&toc=no
[22] http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/995358/index.html?stampa=si&spart=si&toc=no
[23] https://es.scribd.com/document/240963372/PdL-Gigli-Introduzione-Art-602-Quinquies-Del-Cod-Penale-Concernente-Divieto-Di-Acquisto-Di-Servizi-Sessuali-e-Altre-Norme-in-Materia-Di-Prostituzion
[24] http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/915935/index.html?stampa=si&spart=si&toc=no
[25] http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0055340.pdf
[26] http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00752103.pdf[27] Elena Marinucci, 

(10 aprile 2018
)




permalink | inviato da fiordistella il 17/4/2018 alle 14:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


14 aprile 2018

CONSULTAZIONI






permalink | inviato da fiordistella il 14/4/2018 alle 15:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


29 marzo 2018

SCALFARI FASCISTA...E NON PIU'

La “fronda” fascista di Scalfari nel riscontro dei fatti

“‘Vattene e non farti vedere mai più’... Aveva ragione Scorza: io non ero più un fascista”. Eugenio Scalfari sostiene d’essere stato espulso dal Partito Fascista nel gennaio 1943 per un articolo scritto sul settimanale universitario “Roma Fascista”. Ma, carte alla mano, la sua versione non trova riscontri, anzi.

di Dario Borso

Da un anno circa mi occupo del giovane Calvino, e un posto di rilievo ha avuto nella mia ricerca la corrispondenza sua col compagno di liceo Eugenio Scalfari, pubblicata finora solo per la parte riguardante Italo. Essenziale ovviamente sarebbe esaminare le lettere di entrambi i corrispondenti, e perciò ho scritto alla vedova Esther Singer (prioritaria) e alla figlia Giovanna Calvino (raccomandata) perché rendano accessibili al pubblico quelle di Scalfari, una volta che costui aveva declinato il mio invito a pubblicarle.

Nel frattempo, valutando le testimonianze dello stesso Scalfari, vi ho individuato diverse incongruenze, logiche ed empiriche, tutte però almeno in teoria imputabili a lapsus mnemonici. 

Questa che riporto invece no, e dà a pensare: la historia del secondo dopoguerra consegnataci dai contemporanei è la roccia su cui si è costruita la nostra repubblica o la sabbia su cui essa sta franando? Penso qui specialmente alla vulgata dei giornalisti, di quanti cioè formano l’opinione pubblica che a suo turno dovrebbe essere il collante di una società sana. 

Mi fermo, e lascio cantare le carte. Intervistato da Buttafuoco sul Foglio del 7 giugno 2008, Scalfari premise: “I miei ricordi io non li accomodo, e dunque: nella memoria di quello che fu il gennaio del 1943, l’anno della mia espulsione dal partito, c’è il fascismo in mano ai giovanissimi […], così in mano che io, appena diciottenne, potevo ingaggiare una virulenta polemica non con qualche sbarbatello, ma direttamente con il ras Roberto Farinacci […] Io scrivevo su Roma Fascista, il direttore era Ugo Indrio, e il caporedattore invece era Regdo Scodro”. 

Qui la testimonianza è veridica: il 10 dicembre 1942 Scalfari, redattore del settimanale gufino (20.000 copie distribuite gratis a spese del Minculpop che pagava pure gli sbarbatelli), pubblicò in prima pagina L’ora del partito. Clima nuovo, un articolo irrispettoso dei vecchi leader squadristi dov’era spinta all’estremo la tesi del ricambio generazionale; giorni dopo Farinacci reagì da par suo scrivendo una lettera aperta alla redazione. 

De Felice in Mussolini l’alleato (Einaudi 1990) ha giudicato l’intemperanza di Scalfari espressione di quel “nuovo fascismo” giovanile che, appellandosi alle origini e propugnando la prevalenza sullo stato di un partito ristretto a élite totalitaria, si avvicinava assai al modello nazista, e in nota ha riportato un biglietto dell’11 gennaio ’43 in cui il segretario nazionale del Pnf Vidussoni avvisava il duce sia dell’articolo sia della risposta del ras. Siccome Benito temeva più le manovre del cremonese che le scalmane del sanremese, bloccò la pubblicazione della lettera aperta e mise tutto a tacere (ci mancava altro: gli alpini erano in ritirata dalla Russia, l’Africa ormai perduta, le bombe alleate sulle città d’Italia…).

Il fulcro della testimonianza di Scalfari riguarda però un altro episodio occorso a metà gennaio 1943, in “un breve periodo – saranno state due settimane – che in assenza dei due capi il giornale si faceva lo stesso, senza filtro professionale. E fu proprio in quell’intervallo d’anarchia che io, in prima pagina, piazzai due o tre neretti non firmati e perciò riconducibili all’orientamento della testata. Era la stagione del nascente quartiere dell’Eur, quella. La nazione intera attendeva ai preparativi per l’Esposizione, gli interessi sull’edificazione dell’intera area erano alti […]. Io nei miei pezzi attaccavo i profittatori, accusavo i gerarchi e i loro prestanomi di fare sui movimenti d’acquisto ‘affari non chiari’. Fu questo ciò che scrissi in quei neretti, senza però fare nomi e cognomi […]. Passò qualche giorno e dopo arrivò una telefonata a casa: ‘Il fascista Eugenio Scalfari deve presentarsi domani, alle dieci, a palazzo Littorio, in divisa’.[…] Quando arrivo nell’anticamera c’è Indrio [† 1992] che è già stato ricevuto. Mi viene incontro e mi sussurra: ‘C’è tempesta’. Emozionato, vengo introdotto nella stanza di Scorza [vicesegr. naz. Pnf …] stava leggendo, manovrando di matita rossa e blu con le sue larghe mani da squadrista. Sono i miei neretti pubblicati su Roma Fascista quelle carte. Scorza sventaglia i fogli sotto il naso e mi chiede: ‘Li hai scritti tu, camerata?’. Quindi si leva dalla scrivania e mi viene di fronte: ‘Camerata, dammi i nomi di questi mascalzoni che lucrano sul lavoro dell’Italia proletaria e io li farò arrestare!’. Io non ho nomi da dargli, […] Scorza comincia a urlare: ‘Sei un irresponsabile! Un calunniatore’. A un certo punto si ferma […], mi strappa le mostrine e mi congeda: ‘Vattene e non farti vedere mai più’. Stupefatto che si espellesse un fascista esco da palazzo Littorio e torno a casa, preda di una crisi fortissima […]. Forse non ero fascista. Mi costò tanto sforzo venirne fuori, […] ecco perché ne ho ricavato una sorta di vaccino contro una malattia epidemica. Io sono come gli animali che avvertono i terremoti quando stanno per arrivare, io fiuto il fascismo quando sta per formarsi, ed essendo io una persona che ha sempre faticato nel conquistare un’autonomia non potevo consentirmi di sfuggire a me stesso. Aveva ragione Scorza: io non ero più un fascista”.

L’unico numero di Roma fascista senza articoli di Indrio e Scodro è quello del 21 gennaio ’43; né in prima pagina né nelle altre pagine di questo numero risultano neretti; in nessun numero di gennaio come dei mesi precedenti e seguenti c’è un minimo accenno ai lavori dell’Eur (tantomeno ai profittatori), per il motivo che essi erano fermi da un anno, e nessuno intendeva né poteva proseguirli, visti i rovesci militari. 

Che poi Scalfari, qualora espulso in gennaio, scrivesse sul mussolinissimo Nuovo Occidente fino al 19 giugno e su Roma fascista fino al 23 giugno ’43, è fuori da ogni logica; e che infine lo tollerasse Scorza stesso, divenuto segretario nazionale del Pnf in aprile, è fuori da ogni grazia di dio.

***

Milano, 17 febbraio 2018

Gentili Esther e Giovanna,
vi scrivo in seguito alla comparsa il 27 ottobre scorso del mio articolo
http://temi.repubblica.it/micromega-online/eugenio-scalfari-e-il-vivaio-giovanile-fascista/. Da un lato, nella stampa e in rete si è assistito a un’ondata di simpatia per Calvino, come uomo e autore (enorme la stima registrata: quasi 3.000 like e oltre 200.000 visitatori solo su Micromega), dall’altro Scalfari è stato bersagliato di critiche. 

Credo che l’unico modo per sottrarre la questione a un presente irto di polemiche sia di riconsegnarla alla storia e al lavoro degli storici. A questo proposito, il punto dolente è la pubblicazione solo parziale della corrispondenza tra i due giovani amici, rimanendo tuttora inaccessibili le lettere di Scalfari a Calvino. Dalla carta stampata ho però desunto due notizie che fanno ben sperare in un superamento dell’impasse:

– Sulla Repubblica del 7 agosto 2004 la signora Esther ebbe a dichiarare: “Non subito, ma neanche tanto tardi, grazie a una donazione che ho fatto, saranno accessibili gli scritti che permetteranno di sapere quasi tutto di Calvino”.

– Sull’Espresso del 15 settembre 2015 Scalfari, ricordando la richiesta da lui fatta nel 1989 a Esther di pubblicare alcune lettere del marito, ha dichiarato: “Prima disse no. Poi acconsentì, a patto di sceglierne lei due. Le più sciocche. Le ritelefonai dicendo che ero interessato a una terza. ‘No, quella no. Voglio fare io una pubblicazione’. ‘Sì, ma delle mie dovrò darti io il consenso: dobbiamo venire a un accordo’. Disse sì».

Da qui si deduce che Scalfari in cambio del permesso datogli da Esther di pubblicare alcune lettere di Calvino, dette il permesso a Esther di pubblicare le lettere sue all’amico, mentre la dichiarazione fatta da Esther tredici anni fa rivela che la pubblicazione della parte mancante della corrispondenza rientra a pieno titolo tra i suoi desiderata.
Semplicemente, vi chiedo di dare corso alla pubblicazione nella forma che riterrete più opportuna, e fiducioso vi ringrazio sin d’ora dell’attenzione.
Dario Borso

(28 marzo 2018)




permalink | inviato da fiordistella il 29/3/2018 alle 5:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


17 marzo 2018

LAVORO CERCASI


Nessun testo alternativo automatico disponibile.




permalink | inviato da fiordistella il 17/3/2018 alle 10:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


20 febbraio 2018

AHI, SERVA ITALIA, DI DOLORE OSTELLO...

Notizia www.lastampa.it:

Emma Bonino: " Gentiloni rassicurante, resti premier. Larghe intese senza Lega e M5S""

Commento
...dunque, secondo quanto dice la Bonino, votare PD o Forza Italia è la stessa cosa...ah, ecco...tanto per sapere...Chapeau a Emma Bonino: un po' di sincerità, finalmente! Certo non la voterò, ma ha tutta la mia umana stima. Altri, NO




permalink | inviato da fiordistella il 20/2/2018 alle 14:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


17 febbraio 2018

LA MIA MICIA

L'immagine può contenere: persone sedute, camera_da_letto e spazio al chiuso




permalink | inviato da fiordistella il 17/2/2018 alle 19:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


17 febbraio 2018

LA MIA MICIA

L'immagine può contenere: una o più persone, persone sedute e gatto




permalink | inviato da fiordistella il 17/2/2018 alle 19:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


12 febbraio 2018

La storia fatta dagli ignavi

Quando la storia è fatta dagli ignavi


Il 28 ottobre 1922 il re rifiutò di controfirmare lo stato d’assedio che avrebbe evitato la Marcia su Roma, consegnando di fatto il paese a Mussolini. Il re voleva evitare disordini, voleva evitare una guerra civile ma per eterogenesi dei fini  destinò l'Italia al fascismo e a quella guerra civile che voleva evitare. Anche oggi si vogliono evitare disordini e per farlo lo Stato deroga al suo compito fondamentale: quello di affermare quotidianamente la propria costituzione antifascista.

di Antonio Caputo

La storia appare come una serie di eventi determinati dalle “azioni delli uomini grandi”, come scrive Machiavelli nel Principe. E' tuttavia evidente come molti tornanti della storia siano determinati dall'assenza di azioni. Nulla di nuovo sotto il sole, Antonio Gramsci scrisse chiaramente che “l'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.” Allora appare evidente che privilegiare l'azione rispetto alla non azione per la ricostruzione degli eventi storici costituisca non solo un necessario metodo di ricerca per evitare futili elucubrazioni su improbabili eventi mai realizzatisi ma anche un modello morale che premia l’assunzione di responsabilità di ogni azione. Virgilio sbaglia quando dice a Dante di non ragionare degli ignavi, forse non resta fama di loro ma lasciano tracce profonde nella storia del mondo, eccome se ne lasciano.  Non è quindi futile immaginare che alla visione della storia fatta da grandi uomini faccia da contraltare, o potremmo dire da contrappasso, una visione della storia in cui il principale volano siano i piccoli uomini, gli ignavi. 

«Mi creda, maestà, basterebbero quattro cannonate a farli scappare come lepri», con queste parole Luigi Facta, Primo Ministro già dimissionario, si rivolse a Vittorio Emanuele III di Savoia la mattina del 28 ottobre del 1922. Il re rifiutò di controfirmare lo stato d’assedio, approvato dal consiglio dei ministri all’alba del 28 ottobre. Seguirono la marcia su Roma, la consegna del governo a Mussolini e l'inizio della dittatura fascista. I motivi per cui il re si rifiutò controfirmare lo stato d'assedio sono molti e tutti oggetto di analisi storica. Il re voleva evitare disordini, temeva la reazione delle forze armate che simpatizzavano per il fascismo, probabilmente pensava che il movimento fascista gli sarebbe tornato utile per porre freno ai disordini del biennio rosso. Il re voleva evitare una guerra civile ma per eterogenesi dei fini consegnò l'Italia al fascismo e la destinò a quella guerra civile che voleva evitare. La storia italiana di quegli anni tra le tante cose ci ha insegnato che le guerre civili non si evitano, si rinviano. O si stronca sul nascere il rischio di una guerra civile o la guerra civile si rinvia ad altra data. O si costruiscono le basi della convivenza civile e se ne chiede costantemente il rispetto o le guerre civili covano nelle ceneri della storia. L'ignavia del re di allora dice qualcosa sull'ignavia di oggi? La storia ci dice cosa è successo nel passato ma a saperla leggere ci dice cosa può succedere nel futuro.

Dopo il raid terrorista e razzista a Macerata commesso da un folle che si richiama a movimenti fascisti, dichiaratamente xenofobi e chiaramente anticostituzionali e soprattutto dopo l’evidente giustificazione, quando non plauso, che tale folle ha ricevuto da più parti, c'è stata una massiccia mobilitazione popolare per una manifestazione antifascista e antirazzista. Una reazione fisiologica, si direbbe in un paese i cui valori fondanti sono l’antifascismo e l’antirazzismo. Invece le autorità, a diversi livelli istituzionali, hanno chiesto di non manifestare in nome di un incomprensibile appello al silenzio e all’ordine pubblico. In seguito alla evidente volontà di organizzare il corteo indipendentemente dall’autorizzazione, le autorità hanno tardivamente autorizzato la manifestazione ma questo ritardo apre più falle di quante ne chiuda. 

Anche oggi si vogliono evitare disordini e per evitarli il detentore della forza, lo Stato, deroga al suo compito, quello di affermare quotidianamente i propri princìpi e di farli rispettare. Evita di schierarsi tra i diversi movimenti popolari mantenendo una inaccettabile equidistanza, se non a parole nei fatti. Si chiede che vengano sospese manifestazioni antirazziste e antifasciste anziché promuoverle, come se tra i princIpi fondanti di questo Stato non ci fossero antirazzismo e antifascismo. 

Lo Stato ha il potere/dovere di affermare i suoi principi e valori. Sia chiaro, potere e dovere è un binomio inscindibile e rinunciare al dovere significa rinunciare al potere e il potere non ama i vuoti. Il potere è un sistema di vasi comunicanti, quando un vaso si svuota, il livello è assicurato dal passaggio di potere da altri vasi comunicanti. Se il tessuto sociale è un intricato sistema di vasi connessi allora non si dà vuoto di potere che non porti passaggio di potere che può avere effetti deleteri. È ciò che accade quando le autorità istituzionali perdono credibilità e fiducia. Le autorità di una data società non possono sottrarsi al dovere/potere di essere continuamente garanti dei princìpi costitutivi che stanno all’origine della loro stessa autorità, pena la sua perdita. 

Vietare manifestazioni antifasciste dopo un attentato terroristico commesso richiamandosi alla matrice fascista significa mettere sullo stesso piano fascisti e antifascisti. È irrilevante che il fascismo di oggi sia una pantomima di quello storico. È irrilevante che il richiamo a quel periodo venga da chi a malapena sa quando e come si sono svolti i fatti di allora. Ciò che continua a contare oggi e sempre conterà è la ferma opposizione a ogni forma di autoritarismo nazionalista, di volontà di sopraffazione, di infondate dichiarazioni di superiorità.

La richiesta che si solleva dalla manifestazione di sabato scorso è che le istituzioni di questo paese si assumano la responsabilità di esercitare la forza, morale prima di quella materiale, per affermare la validità dei princìpi fondanti dello Stato, che siano all’altezza di questa grave responsabilità. L’ordine pubblico non è assenza di movimento ma il risultato dell’affermazione continua e quotidiana dei valori della civile e democratica convivenza. Senza questo l’ordine pubblico è la bonaccia che prepara la tempesta. 

In capo alle responsabilità politiche del raid di Macerata non si tratta di chiamare in causa miracolati vari della politica da commedia all’italiana, le responsabilità, come dice Vauro, sono trasversali e a mio avviso vanno in ultima (o prima) analisi individuate nella mancata assunzione di responsabilità di chi è investito pro tempore delle responsabilità istituzionali, dal livello comunale a quello nazionale. Assunzione di responsabilità: questo è il grave compito che diventa sempre più urgente di fronte alla marea irrazionale che sta montando in questo paese. Questo chiede il corteo di sabato a Macerata. Che si dica chiaro e forte che le manifestazioni di antifascismo non hanno la stessa valenza di quelle fasciste e questo non vale solo per i cortei nelle strade ma per qualunque manifestazione del pensiero. Abbiamo fatto l’abitudine a qualunque rovesciamento semantico, ci si appella alla libertà di pensiero e espressione per professare opinioni che negano libertà di pensiero e espressione! No, non tutte le opinioni sono uguali, alcune sono concime per il crimine e vanno fermate all’origine. 

È tempo che lo Stato affermi i suoi principi. Non è tempo per l’ignavia. È  tempo che i cittadini sensibili ai valori democratici pretendano dalle autorità di questo paese di essere all’altezza della sua Costituzione e lo hanno fatto con la partecipata manifestazione di sabato scorso a Macerata. È tempo di riaffermare la forza del diritto perseguendo i reati e chi ne fa apologia. Senza questo nessun discorso di ordine pubblico e di civile convivenza è credibile. Ma non basta la cura, servono i vaccini e il vaccino è il recupero della dignità della politica, della credibilità delle istituzioni e il mantenimento delle promesse della democrazia. 

(12 febbraio 2018)




permalink | inviato da fiordistella il 12/2/2018 alle 21:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


20 gennaio 2018

LILIANA SEGRE

LILIANA SEGRE, SENATRICE DELLA REPUBBLICA


https://youtu.be/8yEuPYlOf8E




permalink | inviato da fiordistella il 20/1/2018 alle 7:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa

sfoglia     marzo       

https://www.facebook.com/?ref=logo https://www.facebook.com/photo.php?fbid=103550949752993&set=a.103550946419660.4947.100002942650526&type=1&source=11 Maria Antonietta Panizza

Crea il tuo badge


by Blografando&BW